"The Gift"

di Nadir

“Ho realizzato il suo desiderio…”

 

“E il mio desiderio? Chi lo realizzerà?”

 

“Qual è il mio desiderio?”

 

“Che cosa voglio? Che cosa volevo?”

 

“Se questo è ciò che desiderava… perché io non ne sono felice?”

 

“Perché?”

 

                        “Non sei mai stato pronto ad uccidere …”

 

“Ma è quello che ho fatto!”

 

                        “Subaru-kun…”

 

Parlami ancora ti prego… parlami… parlami!”

 

Tokyo, 1999… Il vento soffia sulla città, quella città che un tempo era pura, quella città che divenne Babilonia, quella città dove tutto ebbe inizio, la città che ne vedrà la fine.

Sangue, sangue, sangue…

                 Lacrime e ancora lacrime…

Un giovane uomo, nella città di tutti i popoli, non riesce a dormire in questa notte ventosa e buia. Il suo nome è Subaru, Subaru Sumeragi, tredicesimo capo famiglia del clan sciamanico dei Sumeragi, coloro che proteggono la vita con la forza spirituale dello Yin-Yang… Subaru Sumeragi, 25 anni, capo famiglia del clan sciamanico dei Sakurazukamori, coloro che uccidono con la forza spirituale dello Yin-Yang.

Un uomo nato per difendere e che finì per distruggere.

“Strana dicotomia questa…” pensa il ragazzo “Lui n' avrebbe riso. Ma quel sorriso… ”

Le parole gli si strozzano in gola, perché l’omnyouji sa che quel sorriso tanto amato e in ugual modo odiato, egli non lo rivedrà mai più.

C’è una foto sul suo comodino, il dolce ricordo di un tempo felice; ci sono tre persone ritratte: un ragazzo e una ragazza, il cui viso è lo specchio l’uno dell’altro, sedici anni probabilmente; ed un giovane uomo sorridente, 24 o 25 anni forse, apparentemente sereno, alto, bello… “Chi sono queste persone?” si chiede Subaru mentre prende in mano la vecchia foto per scrutarla meglio. “Hanno dei visi familiari …”

“La giovane… sì so chi è” pensa mentre esamina il ritratto “Il suo nome è Hokuto, sì Hokuto, la mia unica sorella”, poi l’attenzione passa verso il giovane e alto uomo alle spalle dei due ragazzi. “Lui… conosco anche lui, conosco il suo nome, conosco quel sorriso… Lui è…” si blocca di nuovo, incapace di ripetere il suono che tante volte aveva detto per chiamarlo o rimproverarlo o insultarlo; quel nome tanto odiato, tanto amato, ma sempre così dolce. Resta un'unica persona ancora da distinguere fra le tre della vecchia fotografia, è il ragazzo, ma chi è questo giovane così felice? Il suo volto gli sembra ricordare molto il proprio, se non fosse per i due occhi scintillanti che indossa così comodamente per quella foto. Subaru Sumeragi sorride amaramente nel constatare quanto quel ragazzino abbia potuto cambiare negli anni, e per quale motivo poi? Per amore? Sembra strano pronunciare quella parola. Amore… “Se era amore, perché siamo arrivati a tanto? Ma se non lo era, perché fa ancora così male il suo pensiero?” e si chiede ancora “Se è questo ciò a cui porta l’amore, beh… non lo voglio! Diventerò come Lui, smetterò d'amare, smetterò di soffrire…”

                 Smettere di amare non vuol dire smettere di soffrire…”

     Vaghe parole si formano nella mente dello sciamano, parole da lui sentite, ma non ascoltate. Subaru posa di scatto la fotografia, prende il soprabito e si prepara ad uscire nella notte oscura, ma questo non lo spaventa, perché il giovane si appresta a fare ciò che si era negato per molto tempo. Ha ascoltato il suo richiamo per mesi, rifiutandone sempre l’invito, ma ora no, non più, il dolore che prova sta diventando troppo grande perché continui a rifiutare…

In questa Tokyo oscurata dalle nubi, Subaru Sumeragi si dirige verso il suo nuovo destino, fatto d'indifferenza e morte. E ad attenderlo? Niente di apparentemente più bello e piacevole ai sensi… un maestoso albero di ciliegio al centro del parco Ueno.

 

Mai notte era sembrata più scura; nel parco non si ode un suono al di fuori del sibilo del vento. Un giovane corre per il giardino fiorito, come un'ombra che si affretta a trovare la sua figura fisica prima di perdersi nel buio o, forse, per perdersi.

Quante voci ora lo sciamano riesce a sentire, le voci degli spiriti perduti nella notte, le voci degli spiriti che si accingono a salire al cielo, le voci degli spiriti imprigionati nell’albero… quelle voci che anni fa lo portarono a Lui, le stesse che un tempo lo implorarono di salvarle da un uomo, il loro carceriere, l’uomo che amò, l’uomo che odiò, l’uomo che ora si appresta a diventare.

Una voce fra tante…

  “Smettere di amare non vuol dire smettere di soffrire..”

Subaru si scuote questa volta a causa del flebile alito di parole, ma ancora una volta non vi presta orecchio. Ma di chi è quella voce che con tanto calore sussurra quelle parole direttamente al suo cuore? In fondo, che importanza ha? Ormai la decisione è presa!

Eccolo! Finalmente! L’albero… E’ lì che lo attende, più bello e più grande che mai, ansioso di riavere colui che gli darà nutrimento e nuovo splendore.

Subaru, si ferma proprio dinanzi ad esso, lo sguardo fisso, deciso, consapevole! Il vento si placa, le voci tacciono.

Subaru Sumeragi, tredicesimo capo famiglia del clan dei Sumeragi…

Subaru Sumeragi, capo famiglia del clan dei Sakurazukamori…

La scelta è fatta! Subaru appoggia la mano sull’albero fiorito di ciliegi, ha una scossa… riesce a sentire l’elettricità che attraversa il suo braccio e capisce che è il suo modo per dargli il benvenuto… ma quanto è freddo! “Chissà, forse anche il mio cuore diventerà freddo come quest’albero?” dice a se stesso “No! Il mio cuore è già così freddo, io voglio che anche la mia anima diventi tale!”

  Smettere di amare non vuol dire smettere di soffrire.”

“Basta!” urla l’omnyouji nella notte, non sopportando più l’insistenza con cui il misterioso spirito pronuncia quella frase. Le sue parole risuonano nel silenzio.

Quella voce così calda, così dolce, così comprensiva questa volta non può passare inosservata, ma perché sta tentando di fermarlo in modo così risoluto?

“Chi sei?! Che cosa vuoi da me? Non ho intenzione di salvarti, non lo farò mai più!”

“Non voglio essere salvata da te, non ne ho bisogno.”

“E allora cosa vuoi?!”

“Salvarti.”

“Salvarmi da cosa?”

“Da te stesso!”

Parole così dolci dette con tanta fermezza! Questa voce lo sciamano la conosce molto bene. Avrebbe voluto tante volte riascoltarla, ma mai era riuscito a ritrovare quell’anima che pensava perduta per sempre. E ora gli parla dopo tanto e gli parla ancora.

“Non era questo quello che volevo, Subaru. Mi dispiace, io non volevo andasse a finire così, ma ora devi trovare la forza per andare avanti, so che anche Lui lo vorrebbe.”

A queste parole il giovane perde il controllo “Anche Lui lo vorrebbe?! Vorrebbe cosa? Forse vedermi felice? Dopo tutto quello che mi ha fatto, le cose che mi ha detto… dopo quello che io gli ho fatto… per lui non sono niente, non sono mai stato niente!”

“Non è così, e tu lo sai. Quali sono state le sue ultime parole, fratellino?”

Una lama nel cuore avrebbe fatto probabilmente meno male di quel ricordo. Quelle parole… parole troppo importanti perché siano ripetute ora riecheggiano solitarie nella mente del giovane per ricordargli una verità troppo triste da sopportare. Calde lacrime tagliano il viso sottile, il fragile corpo cade a terra privo di forze, le mani coprono le orecchie nell’inutile tentativo di non sentire. Intanto, una figura prende forma di fronte a lui, il riflesso di quello che lui era in un’epoca dimenticata. Si piega sulle ginocchia, allunga le mani per sollevare quel viso di porcellana e guardarlo nell’unico occhio ancora in vita.

Gli sguardi s'incontrano, si riconoscono.

“Hokuto…” un soffio esce dalle labbra di Subaru che scoppia a piangere mentre abbraccia con tutta la sua disperazione, la sorella ritrovata. Sa che è ritornata per salvarlo di nuovo, come già fece quando quell'uomo gli spezzò il cuore. Poi, dopo un lungo silenzio pieno di consolazione, lo spirito riprende a parlare. Subaru la guarda, stupito da quanto sia rimasta uguale ai suoi ricordi.

“Ascoltami Subaru, amare non vuol dire soffrire; certo può capitare che si soffra per amore, ma già il semplice fatto di amare qualcuno deve renderti felice perché è la stessa capacità di amare la fonte della felicità. Le persone amano in modo diverso e spesso, purtroppo, fanno inconsapevolmente del male a coloro cui più tengono.”

“Io non gli ho mai potuto dire quello che provavo!” singhiozza l’omnyouji “fino alla fine gli ho mostrato solo odio e rancore. Lui pensava che io volessi ucciderlo, ma non era così, non avrei mai voluto fargli del male, io… io volevo solo stare vicino a lui come una volta, volevo sentire la sua voce pronunciare il mio nome; avrei accettato qualsiasi cosa per lui, anche essere considerato un oggetto senza importanza, tutto piuttosto che non rivederlo mai più. Senza il suo viso mi sento perso e non potrò mai più dirgli queste parole! Non sono riuscito a farlo neanche mentre moriva tra le mie braccia! Io non volevo! Non volevo, Hokuto, non volevo!”

Hokuto stringe fra le braccia il fratello cercando di comunicargli tutto il suo amore.

Il vento ricomincia a soffiare nel parco Ueno, le cime dell’albero di ciliegio si agitano violentemente, come infuriate dal fatto che il prescelto guardiano ancora non si sia unito a lui. Intanto Subaru piange tra le braccia della sorella; lei sa che questa volta non può salvarlo realmente, in realtà non può neanche fermarlo, alla fine sa che si concederà all’albero per placare il suo dolore. Ma lo spirito della giovane sorride…

“Fratellino mio, lo sai che io so sempre quello di cui tu hai bisogno. Adesso devo andare, questa volta per sempre. Ricordati, io ti amo e ti starò accanto, e poi… tu sei uno sciamano, quindi non ti sarà difficile sentire la mia presenza.

Adesso voglio farti un regalo, l’ultimo mio dono, perciò chiudi gli occhi e non provare a sbirciare!”

 Lo spirito si alza in piedi slegando dal suo abbraccio il fratello, ma senza mai distogliere lo sguardo da quell’occhio di smeraldo, poi dopo una breve pausa, l’omnyouji parla “Hokuto, grazie!” ma ancora il suo occhio tradisce disperazione e smarrimento.

“Addio, Subaru” e pronunciando queste parole gli posa un leggero bacio sulle labbra “Ora, da bravo, chiudi gli occhi e non sprecare questo dono” Subaru chiude gli occhi come richiesto dallo spirito della sorella e intanto la sente allontanarsi fra gli spiriti diretti al cielo. Ora solo il vento ed il fruscio dei rami di ciliegio echeggiano tutto intorno allo sciamano. L’albero di ciliegio è ancora lì ad aspettarlo. Il giovane sente il suo influsso negativo attirarlo a sé, e sta quasi per aprire gli occhi e concedersi a lui quando tutto tace. Tutt’ad un tratto ogni cosa si ferma, il vento, le foglie, gli spiriti erranti, il tempo stesso sembra concedersi un attimo di riposo, ma soprattutto, il grande albero resta come immobilizzato, sopraffatto da qualcosa più potente di lui.

Subaru si chiede cosa stia accadendo, non sente e non vede, poiché i suoi occhi sono ancora chiusi. Ad un tratto ha un fremito… il calore di una mano gli si posa in volto, gli asciuga le lacrime scivolate sul suo viso e gli accarezza dolcemente le gote, tanto dolcemente da toccare il suo cuore. Ma non apre gli occhi, avverte solo una presenza al suo fianco. Avverte il suo calore.

“Subaru-kun”

Insieme al mondo intorno a lui, ora anche il cuore del giovane sembra fermarsi per un attimo…

“Seishiro…” gli occhi di Subaru si aprono lentamente e distinguono la figura conosciuta al suo fianco. Seishiro Sakurazuka, l’uomo che anni fa aveva amato, lo stesso uomo che per anni aveva odiato, resta lì con il suo inconfondibile soprabito, la camicia di seta, la giacca e pantaloni in ordine e la cravatta ben allacciata,   da apparire così reale e così vivo. Seishiro lo guarda immobile, senza dire una parola, ma non porta in volto quel sorriso ambiguo che tante volte lo aveva irritato. La sua espressione è seria più che mai… e i suoi occhi sono entrambi fissi su Subaru, entrambi vivi, entrambi dorati com'erano un tempo. Tutto questo fa commuovere ancora di più l’omnyouji che deve per forza abbassare lo sguardo per non scoppiare nuovamente in lacrime. La grande mano ferma il suo viso, pronto ad abbassarsi… “Non piangere più Subaru, non voglio vederti piangere.” Parole mai udite escono dalla sua bocca, forse già dette sì, ma non in modo sincero, e questa volta dicono la verità: Seishiro è veramente lì per lui.

“Perché sei qui, Seishiro… perché?”

“Voglio realizzare un tuo desiderio, tu lo hai fatto per me, ma questo ti ha fatto troppo male. Per tanto tempo sono stato la causa di infinite sofferenze per molti uomini, ma questo non m'interessa, non mi è mai interessato lo sai bene. Ho fatto soffrire molto anche te ed ora questo non posso più sopportarlo!”

Subaru non dice nulla, ma non può restare indifferente a queste parole. Ricorda ciò che poco prima gli aveva detto la sorella “non sprecare questo dono”. Seishiro, forse per la prima volta, è sincero ed è giunto il momento che lo sia anche lui!

“Seishiro…” comincia lo sciamano sforzandosi in un sorriso non privo di dolore “mi dispiace... io… io avrei forse potuto cambiare le cose se fossi stato sicuro dei miei sentimenti, ma me ne sono reso conto troppo tardi, me ne sono reso conto nel momento in cui ti ho perso!” Tanta determinazione in quel ragazzo così fragile scuote profondamente lo spirito di colui che fu il Sakurazukamori, che immediatamente gli risponde “Io sono felice per quello che hai fatto per me, non avrei potuto probabilmente renderti felice, nessuno mi ha mai insegnato cosa fosse l’amore. Quello che ho provato per te non posso descriverlo, perché neanche io lo conosco.”    

“Hai detto che vuoi realizzare un mio desiderio, vero?” continua l’omnyouji

“Qualsiasi cosa tu voglia, ma non chiedermi di farti del male, non lo farò!”

“No! Non è questo quello che voglio… voglio che tu mi permetta di insegnarti cos’è l’amore… l’amore che io provo per te da sempre” un tenue rossore copre le gote del giovane quando si rende conto di ciò che ha detto, ma ormai non ha più niente da perdere e non vuole sprecare l’ultima occasione che ha per dichiarare a Seishiro i suoi sentimenti. Con uno sforzo incredibile e tremando visibilmente per la forte emozione avvicina il suo viso a quello dell’uomo più grande e preme le sue labbra contro quelle dell’altro. Le sente morbide e carnose e umide… com’è bella questa sensazione, lo fa stare bene, lo rende felice, completo, ma ancora più bello è sentire come Sakurazuka risponda a quel bacio… poi un gusto acre, salato… lacrime! Non è possibile … Sei… Seishiro…

Mai avrebbe pensato una cosa simile, gli occhi di Sakurazuka stanno piangendo! Con un gesto improvviso Seishiro si scosta dal bacio e asciuga quelle lacrime che gli bagnano il viso. Dopotutto lui è sempre Seishiro Sakurazuka, non può mostrare questa debolezza anche se ora è uno spirito. Solo adesso Subaru si rende conto di quello che voleva dire la sorella

 

“Smettere di amare non vuol dire smettere di soffrire”           

“Non avrei potuto probabilmente renderti felice,

nessuno mi ha mai insegnato cosa fosse l’amore.”

Seishiro non doveva essere felice e quei sorrisi, portati così bene dal suo viso, erano solo maschere che nascondevano l’assenza dell’amore.

Seishiro non ha mai conosciuto l’amore, per lui amare è stato concedere il suo ruolo a colui che l’avrebbe ucciso e nel fare questo lui ha fatto una scelta, ha scelto Subaru e poi, vista l’incapacità del ragazzo nel far del male a qualcuno, ha provocato una sua reazione facendo del male a qualcuno altrettanto caro al giovane. Ora Subaru capisce e non ha più paura di quello che l’uomo che ha di fronte potrebbe pensare.

Si avvicina nuovamente a lui, con una mano afferra teneramente quella sinistra dell’uomo, mentre con l’altra gli avvolge la vita e appoggia lentamente la testa al suo petto. “Che strano” pensa “mi sembra di sentire battere il suo cuore” sa che questo non è possibile, ma si lascia cullare dall’illusione di quel suono. Sembra tutto così reale, non si direbbe la consistenza di una forza spirituale, ma quella di un essere umano in carne ed ossa… il calore del suo corpo, l’odore della sua pelle e quel battito ritmico e suadente; Hokuto gli ha fatto un regalo bellissimo e Subaru vuole contraccambiare con un regalo altrettanto bello da donare all’uomo che in questo momento sta abbracciando.

Appoggiato al suo petto Subaru resta in silenzio per un tempo indeterminato, poi alzando il viso e avvicinando le labbra all’orecchio dell’uomo gli sussurra qualcosa…

Seishiro sembra paralizzato, poi un lieve e dolce sorriso gli si forma lentamente sulle labbra, non il solito sorriso, ma uno nuovo, mai visto, mai provato, sincero… gli occhi si rilassano poi si chiudono; l’uomo abbraccia con tutta la sua forza il ragazzo poi, anche lui, con un filo di voce…

                    “ Insegnami ad amare…”

La stretta a cui i due uomini erano legati pian piano si allenta, i loro occhi si perdono l’uno in quelli dell’altro e i visi si avvicinano lentamente. Con gli occhi chiusi, entrambi restano per un poco appoggiati fronte contro fronte, accarezzandosi con il loro respiro… ma ecco che la magia del momento viene spezzata da quell’entità che, fino ad allora, aveva taciuto. Il grande albero di ciliegio, come risvegliatosi dall’incantesimo che il precedente guardiano gli aveva imposto, comincia ad agitarsi; le sue radici smuovono il terreno sottostante tanto violentemente da sembrare un terremoto. Una delle radici del poderoso albero squarcia il terreno e si scaglia fra i due, dividendoli e allontanando Subaru dal suo compagno. Intanto anche i rami si scuotono e, come mani scheletriche e dispotiche si lanciano contro Seishiro. Subaru è immobilizzato dalla velocità con la quale l’albero oscuro si è mosso, e non riesce a capire il motivo di tanta ira nei confronti di quello che è stato il suo custode per tanto tempo. Nel frattempo gli arti di legno dell’albero hanno sollevato da terra Seishiro, stringendolo nella loro morsa, senza pietà! “Perché tutto questo?” si chiede Subaru “Perché scagliarsi in questo modo contro di lui?!”

Sollevatosi dallo choc iniziale, Subaru scatta in piedi e ordina all’albero di sciogliere la presa, ma senza alcun risultato.

“Lascialo andare, fermati!” impreca l’omnyouji.

“Subaru, non puoi fermarlo” risponde con la voce strozzata Sakurazuka “non sei ancora il suo guardiano; adesso l’albero ha una propria volontà e vuole me!”

“Perché?!” riecheggia la voce di Sumeragi nella notte “tu sei stato il suo guardiano e ora sei un’anima!”

Seishiro, resistendo stoicamente alla stretta nella quale è chiuso, spiega le ragioni di tale comportamento .“Il mio spirito è molto potente proprio perché sono stato il Sakurazukamori, se l’albero mi imprigionasse le anime di coloro che ho ucciso si scaglierebbero contro di me generando odio e portando nutrimento al Ciliegio” e continua “ e poi, in questo momento io ho un corpo umano, il mio sangue gli darebbe nuovo vigore.”

“Fermati maledetto!” urla Subaru scagliandosi contro il forte arbusto.

“Non ti ascolterà mai, perché non ti sei concesso a lui” riprende Sakurazuka “non preoccuparti, va via, questo è il mio destino… e poi, mi basta averti rivisto, Subaru.”

Vederlo morire di nuovo davanti ai suoi occhi sarebbe troppo, questa volta Subaru ha deciso di non ferire, ma di salvare l’uomo che ama! Il giovane estrae dalla tasca del soprabito l’urna datagli da Fuuma, contenente il potere del Sakurazukamori; la alza di fronte all’albero di ciliegio e comanda:             “ Fermati, te lo ordino! Io sono il tuo guardiano! Io sono l’assassino! Io sono il Sakurazukamori! “

               Subaru Sumeragi, tredicesimo capo famiglia del clan dei Sumeragi…

               Subaru Sumeragi, capo famiglia del clan dei Sakurazukamori…      

L’albero si blocca, ritira i suoi rami facendo cadere Seishiro al suolo; l’urna funebre si illumina e contemporaneamente i pentacoli invertiti sul dorso delle mani di Subaru cominciano a risplendere.

Petali di ciliegio cominciano a volteggiare intorno l’omnyouji tracciando il Pentagramma maligno ai piedi del ragazzo; poi il potere dell’albero si rivela, trapassando da parte a parte lo sciamano. Fiotti di sangue cadono sul terreno, le urla di dolore del nuovo Sakurazukamori echeggiano nell’oscurità.

Buio.

Silenzio.

Il rituale è compiuto.

Il Sakurazukamori è nato!

Subaru Sumeragi è immobile, ferito, muto. Poi, d’un tratto, sviene. Seishiro corre verso il giovane e lo sostiene con le braccia. Asciuga il sangue che gli sporca il viso, gli accarezza i capelli e gli bacia la fronte. Subaru apre gli occhi, appare stremato.

Seishiro nota che qualcosa è cambiato in lui, i suoi occhi un tempo verdi come lo smeraldo; ricorda che qualcuno rubò uno di quei gioielli lasciandogli una sola fonte di luce. Ma ora quegli occhi sono entrambi vitali, uno verde brillante come Sakurazuka aveva sempre ricordato, l’altro colore dell’ agata, l’ immagine di quelli che erano stati i suoi occhi.